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martedì 9 ottobre 2012

Studio Illegale

  • Titolo: Studio Illegale
  • Autore: Duchesne
  • Editore: Marsilio
  • Pagine: 318
  •  Letto su: Kindle



Mi sono imbattuto in questo libre grazie alle ghiottissime offerte giornaliere di Amazon. Per 0,99 euro valeva assolutamente la pena di dare un'opportunità a Duchesne, pseudonimo di Federico Baccomo: devo dire che non sono rimasto deluso. Ho scoperto solo dopo, leggendo le prime pagine, che il libro deriva dall'esperienza di un blog (ora defunto in seguito alla pubblicazione del libro).

E mi si è acceso un campanello d'allarme: avevo già avuto un'esperienza con un libro omonimo di un blog, l'Apprendista Librario. In quel caso il libro mi aveva completamente deluso: ripetitivo e piatto emotivamente e narrativamente parlando (forse un giorno di questi ne scriverò in maniera più approfondita). Partivo con la lettura con più di qualche pregiudizio.

Fin dal primo capitolo però si capisce che Duchesne ha stoffa: la descrizione di una festa popolata da avvocati milanesi e padovani è ironica, assurda al punto giusto e con un tocco di freddezza alla Bret Easton Ellis.
Nei capitoli successivi invece il romanzo si concentra soprattutto sulla vita lavorativa in uno studio milanese di avvocati d'affari, dove lavora il nostro protagonista (il libro è narrato tutto in prima persona): Andrea Campi. 
Andrea è un giovane avvocato (il classico avvocato "di belle speranze"), coscienzioso nel suo lavoro anche se non particolarmente brillante. Non fa una vita facile: spesso deve stare nello studio fino a tarda notte e deve fronteggiare scadenze piuttosto pressanti. Tuttavia Andrea non è mai lagnoso: ha raggiunto una sorta di equilibrio zen nei confronti del suo impiego. Sa che il contratto non verrà mai chiuso in tempo, sa che i suoi suggerimenti non verranno presi in considerazione ma riesce a mantenersi distaccato, a non farsi travolgere dai sacrifici che questo lavoro impone.

Non deve essere stato un compito difficile: per colpa dello studio legale Andrea è solo, non esce quasi mai con gli amici (gli unici che può definire tali sono suoi colleghi allo studio) e la sua ultima relazione importante si è interrotta proprio per colpa del tempo che "esige" il lavoro allo studio. Non che non ci siano soddisfazioni, lavorativamente parlando: durante il romanzo Andrea chiude due contratti, di cui uno particolarmente importante per il suo futuro. Però progressivamente cresce dentro di lui la sensazione di essere solo un ingranaggio in un sistema più complesso, di non avere una vita al di fuori dello studio, e questo vuoto interiore lo porterà a prendere in mano le redini del proprio destino.
Studio Illegale è un libro che scorre molto bene, che funziona: i personaggi sono credibili, la narrazione è ironica e funzionale a descrivere il mondo degli affari, pieno di tecnicismi rigorosamente in inglese e dove la capacità di fare networking (vedete? hanno contagiato anche me, la "rete di conoscenze") spesso conta di più che l'effettiva competenza legale, come dimostra il personaggio di Giovanni, il capo di Andrea, le cui frasi dense di retorica da marketing spicciolo e l'idiozia sono così dolorosamente reali.
Mi sono immedesimato nel personaggio di Andrea: pur lavorando in ambiti all'apparenza molto diversi (studio legale vs. laboratorio di ricerca), ho riconosciuto molti punti in comune. Spesso anche nel mio mondo si ha a che fare con scadenze molto strette e orari lavorativi non convenzionali. Si ha la sensazione di essere in balìa di una forza più grande di te, dove i propri sforzi sembrano ininfluenti a raggiungere l'obbiettivo finale.

Forse  non dipende dai nostri posti di lavoro, forse è diventato così il mercato del lavoro moderno: Studio Illegale è anche la riflessione di una generazione alle prese con un mondo del lavoro bisognoso di cambiamento; è anche la riflessione dei rapporti tra una generazione (la mia) e la generazione precedente (quella dei nostri genitori/capi), generazioni che hanno una visione del mondo molto diversa, sia perchè il mondo è cambiato (e sta cambiando), sia perchè i loro rispettivi obiettivi non sono congruenti, forse addirittura incompatibili. Studio Illegale riesce a descrivere tutto ciò senza cadere nella facile retorica, senza abusare di luoghi comuni.

Quattro stelle su cinque 

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